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Sito ufficiale di Informazione Turistica dell'Area Imolese

Scalogno di Romagna I.G.P.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

L’indicazione geografica protetta “Scalogno di Romagna” designa esclusivamente il bulbo cipollino della specie Allium ascalonicum appartenente alla famiglia delle Liliacee.

Si differenzia dallo scalogno francese per l’aroma, meno simile all’aglio, per le sue radici lunghe e folte e per la forma affusolata delle foglie.

Il bulbo è di forma allungata a fiaschetto e il colore varia dal bianco al grigio con striature violacee.

Il sapore è più intenso e profumato di quello della cipolla ed più dolce dell’aglio.

Le particolari qualità aromatiche dello scalogno si sviluppano grazie all’attività della flora microbica e degli enzimi presenti nel terreno.

Lo scalogno è ricchissimo di silicio (adatto soprattutto a chi soffre di mancanza di calcio) e di selenio, un potente antiossidante che rallenta l’invecchiamento.

Contiene anche vitamine B e C, ferro, fosforo oltre a molti sali di acidi organici.

Grazie ai componenti volatili responsabili del caratteristico aroma pungente, ha virtù balsamiche e antisettiche per l’apparato digerente. Giova inoltre a chi soffre di ipertensione.

 

Riferimenti Normativi: Reg. CE n.2325/97 (GUCE L. 322/97 del 25.11.1997)

 

Tecniche di coltivazione: Lo Scalogno di Romagna cresce su terreni a tessitura media tendente all’argilloso, asciutti, ricchi di potassio e sostanze organiche, ben esposti e ben drenati.

Devono trascorrere cinque anni affinché lo Scalogno possa essere nuovamente coltivato sullo stesso appezzamento di terreno.

Inoltre, non può essere coltivato in successione ad altre liliacee (aglio o cipolla), solanacee, barbabietole o cavoli, mentre è ammessa la rotazione con frumento, orzo, radicchio, insalate e carote.

L’impianto deve essere effettuato a ottobre-novembre, mentre la raccolta comincia dal mese di giugno dell’anno successivo per lo Scalogno da consumare fresco, e prosegue fino a luglio, per quello da conservare e trasformare.

La produzione unitaria massima consentita di 6-8 t per ettaro.

 

Tecniche di preparazione: Si mangia soprattutto al naturale o nella preparazione di insalate crude, salse, frittate, sottolio e sottaceti. Per il suo delicato e caratteristico apporto aromatico viene utilizzato in cucina per l’elaborazione di antipasti e piatti di portata.

 

Zona di produzione: L’area di produzione dello Scalogno di Romagna IGP comprende, per la provincia di Bologna, i comuni di Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel del Rio, Castel Guelfo, Dozza, Fontanelice, Imola e Mordano; per la provincia di Ravenna, i comuni di Brisighella, Casola Valsenio, Castelbolognese, Faenza, Riolo Terme e Solarolo e, per quella di Forlì-Cesena, i comuni di Modigliana e Tredozio.

 

Abbinamenti col vino: Il Colli d’Imola Pignoletto è ottimo per accompagnare merende a base di piadina romagnola, salumi nostrani e scalogno sott’olio mentre il Colli d’Imola Bianco Superiore si abbina perfettamente ai tagliolini allo scalogno di Romagna, pomodoro e prosciutto.

 

Cenni Storici e Geografici: Lo Scalogno di Romagna è coltivato esclusivamente nella regione da cui prende il nome. Per lunga tradizione, pane scalogno e vino costituivano la merenda che il contadino consumava durante le pause del lavoro nei campi.

Fino a pochi decenni fa, in tutti i testi di cucina tale prodotto veniva indicato al femminile, “scalogna”.

Varie fonti attestano le antiche origini di questo ortaggio a cui venivano attribuite proprietà medicamentose.

Ne parla per primo Plinio dal quale si apprende che i greci conoscevano sei tipi di cipolle tra cui, appunto, la scalogna.

Columella la considera addirittura la migliore di tutte le varietà.

In un codice manoscritto di cucina risalente al sec. XIV, conservato presso la Biblioteca Universitaria di Bologna e dato alle stampe alla fine dell’800, già figurano torte a base di scalogno.

Importato dalla Francia, paese in cui era conosciuto già a partire dal ‘200 con il nome di èchalotte, è menzionato in molte pubblicazioni sulle tradizioni e sulla gastronomia locale.

Oggi viene considerato un alimento raffinato da sostituire ai suoi stretti parenti più “volgari” quali l’aglio o la cipolla, soprattutto per piatti delicati di carne o pesce nonché salse di ispirazione francese.

 

Consorzio di Tutela: Associazione Turistica Pro Loco
Via XXV Aprile, 2 - 48025 Riolo Terme (RA)
Tel. +39 0546 71026

 

Organismo di controllo: Check Fruit
Via Boldrini, 24 - 40021 Bologna
Tel. +39 051 6494836 - Fax +39 051 6494813

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Ultimo aggiornamento: 18-10-2013